Alessandro Cortese
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Alessandro Cortese, grazie a Dio. Amo moltissimo il mio nome e cognome!

Come ti chiamavano quando eri piccolo?
Beh, tralasciando il mio periodo “piccolissimo” e spostandoci avanti, alla prima adolescenza… era il 1994 ed uscì un film che mi formò, in termini di contenuti e visionarietà della scena. Si trattava de “Il corvo” del regista Alex Proyas, tratto dall’omonima serie a fumetti di James O’Barr ed interpretato dall’immortale Brandon Lee. Io già da prima che uscisse quella pellicola portavo i giubbotti di pelle, in particolare uno splendido impermeabile di mio padre, molto vintage, un trench uguale uguale a quello che il protagonista usava in quello splendido film. Dopo il Novembre del 1994, va da sé che presi il soprannome de “il corvo”.

Anno/periodo storico in cui saresti voluto nascere.
Probabilmente uno qualsiasi che non fosse questo! Mi spiego… ahimè, viviamo un periodo buio per valori quali coraggio, lealtà, onestà e fratellanza. A parlare di queste cose si viene definiti come minimo “démodé”. Tuttavia, io credo che basti pensare alle guerre persiane o alle guerre puniche, alle crociate o agli scontri religiosi del tredicesimo secolo, a Napoleone o alla seconda guerra mondiale… insomma, a tutte quelle battaglie leggendarie per rendersi conto che il passato ci ha regalato figure eroiche oggi sparite dalla scena. Ormai di eroico non ci rimane più nulla, ed i valori di cui ho detto non importano più a nessuno. Trovo ciò molto triste. Tuttavia, se dovessi dire un anno in particolare… direi il 1244.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
Beh, io di città natali ne ho due, mi perdonerete quindi se darò due indizi. Il primo dice che, un tempo, prima che un cataclisma la spazzasse via, la mia città viveva di grandissima gloria, tanto da contendere a Palermo il vessillo di capitale della Trinacria! Il secondo indizio dice invece che… di questa mia seconda città ce n’è un doppione più famoso in Spagna. Più famosa, di sicuro… ma non più bella.

Quando hai capito che saresti diventato uno scrittore?
Non l’ho mai capito. Non è una cosa che ho scelto. Quando ero bambino vedevo gli altri giocare coi pupazzi, li facevano urlare con versi gutturali e combattere. Nella mia mente invece immaginavo i robot, i masters, i trasformers e gli altri giocattoli parlare, interagire e vivere una vita propria. Avevo una concezione narrativa innata già a tre o quattro anni. Quando ho iniziato a scrivere ero già uno scrittore. Lo ero in testa. Quando ho messo la penna sul foglio, invece, ho solo cominciato a fare lo scrittore.

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
Me lo fece una ragazza, nel 2004, durante la stesura di un capitolo del mio primo romanzo. Allora pubblicavo su internet, su splinder, e cercare il feedback del pubblico era importantissimo per me. Non ricordo precisamente cosa mi avesse scritto, ma il senso era “profondamente visionario, ma al tempo stesso fin troppo realistico. Complessivamente sconvolgente”. Inutile dire che quasi mi commossi.

Se ti dico libro a che cosa pensi?
Penso a “Oceano mare”, di Alessandro Baricco. Credo sia il romanzo più bello che io abbia mai letto. Ed è anche quello che ho regalato di più. Credo che anche adesso, che ho pubblicato un romanzo mio, probabilmente continuerò a regalare “Oceano mare”. Magari Baricco un giorno mi ricambierà il favore.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Grottesco, comico, cinematografico, volgare, barocco, ricercato, funzionale, mirato, morboso, religioso. Credo che possa bastare. O magari no. Ma in fondo non penso che dovrei essere io a dover dare una risposta del genere. Quando scrivo non penso a come dovrebbe essere il mio stile.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Inizio da quelli che ho già scritto. Parleranno di una città dove è sempre notte e del perché della sua esistenza, di una famiglia di quattro assassini, delle guerre persiane così come le raccontò Erodoto, di un pugile sfigato che adorava Alì. Poi scriverò di come Lucifero diventi il capo delle sette legioni di un inferno che, volente o nolente, lo accetterà come capo. Scriverò di tre pistoleri diventati leggenda a colpi di sei pistole. Scriverò la storia che congiunge il Dracula storico al Dracula di Stoker. Scriverò un poliziesco coi vampiri ma originale. E scriverò di come finirà la mia città oscura. Poi scriverò le mie memorie e, se Dio mi avrà appoggiato, leggerete tutto questo e molto altro prima che io sia morto. Sì, lo so che mi era stato chiesto del prossimo libro, in numero di “uno”. Ma io non riesco a pensare ad un romanzo per volta.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Il Teatro Greco di Taormina. Ogni anno al suo interno rivive Sofocle. Sarebbe un onore per me sentire l’aria lì dentro vibrare al suono della mia voce. Probabilmente lì c’è l’acustica migliore del mondo.