Claudia Betti
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Claudia Betti.

Come ti chiamavano quando eri piccola?
Niente di strano: ClaVdia, ClaVdina (sì, sì: rigorosamente con la "V"), Cla.

Anno/periodo storico in cui saresti voluta nascere.
Attualmente (ma cambio spesso idea) mi trovo bene nel periodo attuale. Però non nego che un giro nell'Inghilterra della seconda metà dell'Ottocento, con ovvia tappa a Londra, mi sarebbe piaciuto molto. E anche fare una passeggiata per la mia città a inizio Novecento.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
Andiamo sul classico... la mia città è "la dotta", "la grassa" e... magari un po' sbiadita, ma "la rossa".

Quando hai capito che saresti diventata una scrittrice?
Non è stata una presa di coscienza così consapevole. Ho capito abbastanza presto che amo leggere e scrivere. Amo le storie. E capita che a volte me ne trovi una in mente, senza sapere da dove arriva, né perché, quasi come se ci fosse qualcuno a sussurrarla. Solo che una storia non esiste finchè non c'è un lettore a leggerla e il compito dello scrittore è rendere questo possibile. Ho pensato di provare a farlo, meglio che posso...

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
La mia prof. di Lettere delle superiori disse una volta che la mia scrittura è "come acqua fresca di sorgente". Oh, quanto mi fece piacere!

Se ti dico libro a che cosa pensi?
Al fruscìo delle pagine, all'odore della stampa, a una copertina di cartone che racchiude un mondo.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Semplice, onesto, partecipe, scorrevole, ironico.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Di sport. Di bei vecchi tempi. Di qualcuno che prova a migliorare le cose.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Un parco pubblico in una giornata di sole, oppure la carrozza di un treno in viaggio, in inverno.