Donatella Giagnacovo
    Società Editoriale ARPANet
guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Donatella Giagnacovo.

Come ti chiamavano quando eri piccola?
Mi chiamavano "Gronca" in qualità di sorella minore di "Gronchi", soprannome storico di mio fratello Maurizio.

Anno/periodo storico in cui saresti voluta nascere.
Sapendo (grosso modo...) come è andata nel passato, vorrei poter vivere nel futuro, ma in un futuro lontanissimo da non poter neanche immaginare.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
Per identificare la mia città in altri momenti avrei usato parole diverse, oggi penso che sia sufficiente dire "3:32".

Quando hai capito che saresti diventata una scrittrice?
Non ho mai capito di essere una scrittrice, perchè non sono una Scrittice.

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
Forse mi è stato fatto da un gruppo di signore, in là con gli anni, che per altro sono state lettrici occasionali di alcuni miei scritti. Mi hanno detto che, leggendo alcune righe, avevano la sensazione di trovarsi di fronte a un'enorme tela dipinta. Forse perchè mi sento a mio agio con colori, tele e pennelli.

Se ti dico libro a che cosa pensi?
Penso ad una giornata che sta per iniziare, con l'odore del caffè sulla copertina e il getto della doccia che traccia il titolo sulla prima pagina. È come ogni giorno per me, un nuovo entusiasmo che a volte si spegne che è sera ma, di solito, se è un buon libro, non ho fretta di arrivare alla fine del giorno.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Il mio stile ? Mi sembra un po' esagerato definirlo stile, tuttavia scrivo come vivo, come mangio, come respiro. A volte con affanno, con ansia, di corsa zigzagando tra le mille difficoltà quotidiane, respirando fino in fondo le gioie grandi della mia vita, accogliendo nelle mani i dolori per portarli al cuore. Scrivo come parlo con gli altri, in quei cinque minuti quando incontri il tuo compagno nel bagno di casa o al bar un'amica che non vedi da tempo. Il mio scrivere è forse quotidiano, familiare, realistico ma anche visionario e credo abbia un taglio fotografico. Spesso monocromatico.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Il prossimo viaggio editoriale ha come titolo “ZETA PUNTO ZUCCHERINO” (segni urbani per storie quotidiane...). Sette episodi che, pur brevemente, fotografano lo scorrere di vite solo apparentemente periferiche e lontane. Inizia quando lungo una vasta zona decentrata della mia città, la scritta “Z. ZUCCHERINO…”, o solo “Z”, o anche “Z. ZUCCHERINO SEI TORNATA”, appare come una lettera d'amore, forse. Spray rosso e autore anonimo, come da tradizione. Mi sono appropriata di queste parole: concetto e segno. Il filo – invisibile ma percettibile – che le tiene insieme è come il rigo sul foglio che guarda alla strada come il miglior palcoscenico per accadimenti crudi, duri e maledettamente veri. Per consolarsi ci si rifugia in un pensiero edulcorante e forse infantile, come lo zucchero appunto. Per maggiori informazioni visitate il sito.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Un luogo giusto sarebbe per me quello occasionale: un bar mentre sorseggi un caffè, un supermercato quando fai la spesa o in metropolitana, pronta per partire...
Forse perchè credo di scrivere cose su cui non si deve riflettere più di tanto, che non vanno spiegate, né celebrate. sono parole che fanno da sottofondo come la musica nelle cuffiette. Parole che appartengono a me e a un immaginario collettivo con cui divido e a volte condivido il mio vivere.