Federico Iarlori
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Federico Iarlori.

Come ti chiamavano quando eri piccolo?
Chicco. Non ho mai capito perché, anche se, a pensarci bene, proprio come un chicco di riso ero accomodante, facilmente digeribile e pronto a sposare malinconicamente qualunque sapore il mondo volesse accostarmi. Poi, con l'avanzare dell'età e dell'altrui malevolenza, i soprannomi cominciarono a sottolineare i miei difetti fisici, dalla ciccia in eccesso al mio naso adunco.

Anno/periodo storico in cui saresti voluto nascere.
Sarei nato volentieri nella seconda metà del '700. Vivere gli anni della Rivoluzione Francese è sempre stato uno dei miei sogni; il mio idolo, da ragazzino, era Saint-Just, l'uomo di ghiaccio: oltre che uno dei principali artefici del Terrore fu anche (pochi lo ricordano) un mediocre scrittore. Credo che ne fossi invaghito perché diametralmente opposto all'immagine che avevo di me stesso.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
Nonostante Wiston Churchill l'avesse definita "piccola Stalingrado", a causa degli ingenti danni subìti durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, la mia città conserva ancora un castello medievale a picco sull'Adriatico. Su di lei vegliano le contese reliquie dell'apostolo Tommaso e il ricordo dell'amore di Margherita d'Austria (figlia di Carlo V), che vi soggiornava per lunghi periodi dell'anno. Al contrario, il re Vittorio Emanuele III ed io da qui decidemmo di fuggire: lui nel 1943 salpando alla volta di Brindisi, io, qualche anno più tardi, riparando a Milano.

Quando hai capito che saresti diventato uno scrittore?
Nel momento in cui, nonostante la mia passione per la letteratura, fui certo che non lo sarei mai diventato.

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
"Non ho mai letto una cosa del genere!"
Se non sbaglio, me lo scrisse una violoncellista.

Se ti dico libro a che cosa pensi?
Alla possibilità di vivere un vita diversa. Mentre lo leggi sprofondi in un'altra storia e dopo averlo letto la tua vita è già cambiata.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Surreale, manieristico, cinico, figurativo.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Una donna si guarda allo specchio e si accorge di essere il frutto di una serie di violenze perpetrate su di lei per conto della società dell'immagine. Ed ora? È già troppo tardi?

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Un piccolo bar. Luce soffusa. Vini buoni e/o birre corpose. Un vecchio pianoforte da poter suonare energicamente.