Giovanni di Benedetto
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Giovanni di Benedetto.

Come ti chiamavano quando eri piccolo?
Nonostante il sogno di qualcuno che convertisse il mio nome in inglese - immaginavo la scena: "Figo quel Johnny!" -, non sono mai riuscito ad allontanarmi dalle varie declinazioni che il mio nome può avere. Dunque, null'altro che qualcosa che si alternava tra Gianni, Giò, e Giovi.

Anno/periodo storico in cui saresti voluto nascere.
Avere vent'anni nella Parigi di fine '800 e vivere da protagonista tutto il periodo delle avanguardie, passando i pomeriggi e le sere ai tavolini del Café Select e tra i volumi della Shakespeare & Co. di Sylvia Beach.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
A proposito della mia città, Stendhal pensava che, oltre a Parigi, fosse l'unica capitale possibile d'Europa.

Quando hai capito che saresti diventato uno scrittore?
Quando ho notato che funzionava per rimorchiare.

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
A proposito di un racconto, una ragazza mi disse qualcosa del tipo che ogni cosa ha un modo preciso per essere narrata e che, in quel racconto, io lo avevo trovato. Avevo trovato la musica con la quale dire quelle parole, così mi disse.

Se ti dico libro a che cosa pensi?
L'omonimo protagonista di quello che è il mio libro preferito: Martin Eden. Uno di quei personaggi appartenenenti alla stirpe di Don Chisciotte e per cui la letteratura presenta i caratteri di una patologia.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Musicale, lirico, ipotattico.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Della vecchiaia e del ricordare nella vecchiaia.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Senza alcun dubbio la Shakespeare & Co., a Parigi!