Gianluca Zaniboni
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Gianluca Zaniboni.

Come ti chiamavano quando eri piccolo?
Luca.

Anno/periodo storico in cui saresti voluto nascere.
Sarei voluto nascere nella Roma degli anni '50-'60.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
La città di Virgilio. Ma mi sono sempre sentito molto "apolide".

Quando hai capito che saresti diventato uno scrittore?
Ho sempre amato molto scrivere, sin da piccolo. Ho cominciato a farlo in una maniera più consapevole, con una certa frequenza, soltanto alla fine delle scuole superiori, quando mi sono iscritto a Lettere.

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
Con una pesante cadenza di Mestre: "Grande Peter Brown". Ma non so bene a cosa si riferisse.

Se ti dico libro a che cosa pensi?
Penso principalmente ad un piacere. Un piacere soggettivo, beneficamente egoista e privato, mai imposto. Un piacere che talvolta può risultare persino pericoloso, qualora ci sveli la nostra debolezza in modo troppo diretto e sincero.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Descrittivo, ironico, intimista, crepuscolare, agorafobico, nostalgico.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Si tratta di un'altra raccolta di racconti, la forma di scrittura che mi è più congeniale. Attraverso i protagonisti delle varie storie, ho cercato di approfondire i lati più oscuri dell'animo umano: le ansie, le paure, le nevrosi di una vita moderna che sembra travolgere ogni giorno con maggior cinismo chi non si uniforma o non riesce a reggere il confronto con essa.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Un piccolo, dimesso, malinconico, antico, romantico, malconcio, polveroso, provincialissimo teatro di periferia.