Holly Orange (Olga Campofreda)
    Società Editoriale ARPANet
guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Holly Orange.

Come ti chiamavano quando eri piccola?
Mi chiamavano Dolly, cercando di tenermi indosso degli scomodissimi vestiti da bambola. Tempo di fare una foto e li costringevo a togliermeli via. In quelle foto piango sempre...

Anno/periodo storico in cui saresti voluta nascere.
Millenovecentocinquantasette, per nascere insieme ad On the Road, crescere con le canzoni di Elvis ed arrivare al '77 abbastanza sobria da ricordare per sempre i Sex Pistols attraversare il Tamigi in battello.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
La mia città è movimento di luci, motore propulsore del mondo, regno di ciò che ancora non esiste e nascerà domani, sala del trono di musicisti, bardi, poeti e puttane.

Quando hai capito che saresti diventata una scrittrice?
L'ho capito quando al mio primo compito di matematica alle elementari decisi che il mio futuro doveva costruirsi il più lontano possibile dalle divisioni a due cifre. Per lungo tempo sognavo di fare anche la cantante, cantautrice-poetessa, come Leonard Cohen o Patty Smith. Mi bastò uno sguardo della suora che dirigeva il coro natalizio della scuola, per capire che quell'anno io non ne avrei fatto parte. E neppure i successivi. Mi restava la scrittura...

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
“Ormai scrivi proprio come un libro vero”, detto dalla mia compagna di banco del liceo dopo la lettura di uno dei miei primi racconti. In classe l'avevo abituata a leggere i miei saggi brevi sul Barocco o le parafrasi dantesche, a confronto anche il redattore dell'elenco telefonico sarebbe risultato un bohemienne. Fu un'astuta mossa...

Se ti dico libro a che cosa pensi?
Alla parola libro associo il libro per eccellenza, Fight Club. Il mio amore per la scrittura ha avuto un'impennata in seguito alla lettura (e rilettura) di queste pagine, ogni parola marchiata a fuoco nella testa come su tavole della legge. L'immagine archetipica, la sostanza senza accidente dell'immagine libro, l'idea: Fight Club. Parlo di una sensazione. Quella sorta di dolore, soddisfazione, nostalgia mista a desiderio, che ti pervade nell'attimo esatto in cui volti l'ultima pagina e la scopri bianca. Quella sorta di invidia barra ammirazione barra stima barra odio profondo nei confronti di chi è riuscito a catturare nella carta un mondo intero di grida, pensieri, attimi. Il libro è quello che ti spinge a leggerne altri per trovare ancora quella sensazione. Che non arriverà. Una storia d'amore destinata a far male per sempre.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Musicale, ironico, ingenuo, a tratti lisergico.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Parlerà del Punk e dell'Apocalisse.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
La libreria City Lights di Lawrence Ferlinghetti, a San Francisco [è che mi commuovo sempre se ci penso...]