Marco Giacosa
    Società Editoriale ARPANet
guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Marco Giacosa.

Come ti chiamavano quando eri piccolo?
Marco. (Fantasia, eh?)

Anno/periodo storico in cui saresti voluto nascere.
Questo va benissimo.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
Camillo Benso Conte di Cavour: un paese e una città.

Quando hai capito che saresti diventato uno scrittore?
Me lo ha detto un mio amico non molto tempo fa. E io gli ho creduto.

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
Ne ricordo due.
La prima è una frase semplice, bella, calda: “Mi piacerebbe saper scrivere come te”. Intramontabile.
L’altra è di un lettore particolare, anzi di una lettrice. La docente con cui mi laureai, in economia politica. Avevo fatto una tesi orribile ammassando in un mese e mezzo testi tecnici di autori che discutevano sul profilo normativo dell’insider trading. Scrissi a modo mio soltanto l’introduzione. Il giorno in cui la lesse nemmeno mi salutò quando entrai nel suo ufficio.
Alzò gli occhi e mi disse: “Lei lo sa che scrive molto bene?”.

Se ti dico libro a che cosa pensi?
“Il partigiano Johnny”, il capolavoro di Beppe Fenoglio, un capolavoro assoluto.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Ordinato, irrazionale, lineare, avvolgente.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Cosa pensa un signore che ogni giorno, per tre ore, piazza una sedia in corso Raffaello e osserva per un anno cosa avviene nel palazzo di fronte, al civico 11.
E cosa succede, realmente, in quell’anno, negli 11 appartamenti abitati dello stabile.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
In vineria. Con tagliere di formaggi stagionati e vino Barolo.