Maria Silvia Avanzato
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Maria Silvia Avanzato.

Come ti chiamavano quando eri piccola?
Nel pancione ero Pigio (diminutivo di Piergiorgio, quale credevano io fossi). Successivamente, Tissy (diminutivo di Mortisia), non essendo mai stata né abbronzata, né bionda. Mia nonna, poi, per motivi imprecisati, mi ha sempre chiamata Lupo.

Anno/periodo storico in cui saresti voluta nascere.
Anni Trenta: lanciandomi nel Foxtrot, facendo oscillare la mia collana di perle, innamorandomi perdutamente di un gangster di pessima fama, restando forse coinvolta in una sparatoria e infine annegando i pensieri nel mio bicchierino di liquore Strega. Probabilmente, però, mi basterebbe essere nata nel film "Le cinque schiave" di Bacon per sentirmi a mio agio.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
Con o senza la Vespa, chi è nato qui non riesce a stare a lungo lontano dai suoi splendidi colli: siamo un popolo che guarda spesso verso l'alto e trova rifugio lassù, dove le stelle si avvicinano.

Quando hai capito che saresti diventata una scrittrice?
A cinque anni, grazie a una di quelle agende che ti regalano in banca: mi sembrava un peccato riempirla di scarabocchi. Mi feci insegnare a scrivere da mio nonno e nacque il mio primo, grammaticalmente labirintico ma sentito, romanzo di 365 pagine (perché quelle erano le pagine giornaliere dell'agenda, diversamente avrei proseguito volentieri...).

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
Un amico, una sera, mi ha scritto: "Ho dovuto smettere di leggere, perché mi sembrava di averti qui davanti a fare un discorso e mi mettevi quasi in soggezione. Sai com'è... i miei sono via, sono in casa da solo, magari metto su un cd, che è meglio!"

Se ti dico libro a che cosa pensi?
Sotto la quercia, maniche corte, una formica sul polpaccio e due ciliegie, carta che fruscia e poi canta:
– è ora di pranzo
– adesso non posso.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Tattile, crudo, ritmico, a volte ironico, a volte lirico.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Charleston, lettere anonime e vaniglia.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Il Santuario di San Luca illuminato, di notte, immerso nello splendore dei miei colli, rosa e verde rame, solitario, mistico e guardiano. Vi direi in che città si trova, ma poi svelerei la risposta alla domanda 4...