Monia Scarpelli
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Monia Scarpelli.

Come ti chiamavano quando eri piccola?
Non avevo un nomignolo in particolare che mi era stato affibbiato, salvo i modi affettuosi di chiamarmi dei miei genitori e di mio fratello, che spaziavano da "Pulcino" a "Passerotto" e a tutta la gamma completa dei cuccioli più teneri esistenti in natura. I nomignoli veri sono arrivati con gli anni della maturità e persistono ancora grazie ai miei amici del cuore, che mi vezzeggiano con un "Moma" oppure con un "Piccoletta" ogni volta, facendomi sentire a casa ovunque mi trovi.

Anno/periodo storico in cui saresti voluta nascere.
Avrei voluto godermi i mitici anni '60: ruggenti, musicali, di crescita, il boom economico e le speranze...

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
Ma icchè vu' volete che vi diha... l'è una delle città più belle di' mondo, culla della lingua Italiana, con un Ponte Vecchio e mille problemi novi!

Quando hai capito che saresti diventata una scrittrice?
Non l'ho capito, l'ho voluto, penso, da sempre. E quando il mio cuore ha fatto una capriola nel sentire i primi pareri dopo aver scritto il mio romanzo... è stata una certezza.

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
In realtà ce ne sono due: il primo, più sentimentale e concreto: "mi ritrovo in tutto quello che scrivi e mi viene voglia di conoscerti dalle pagine che leggo"; il secondo, mitico, senza dire altro: "per me parlare con te è come per un romanista parlare con Totti".

Se ti dico libro a che cosa pensi?
All'odore delle pagine, al mio naso nascosto dietro alla copertina e agli occhi fissi sulle parole stampate; ad un'isola felice in cui mi rifugio spesso.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Fresco, leggero, ironico, reale e semplice.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Di donne, perché è un mondo di cui faccio parte, di rapporti umani, di amici e di rocambolesche avventure della quotidianità, perché ne è fatta la mia vita. Di amore, come esimermi? È il mio credo.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Un giardino d'estate, un ritrovo all'aperto, ma anche una libreria dagli scaffali in legno stipati di libri di ogni colore e tipo (ma soprattutto dei miei!).