Nadia Linciano
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Nadia Linciano.

Come ti chiamavano quando eri piccola?
Non ricordo un nomignolo particolare; ricordo invece l'insofferenza verso gli insegnanti e tutti coloro che non capivano il mio cognome trasformandolo in Luciano, Lanciani o qualcosa di simile.

Anno/periodo storico in cui saresti voluta nascere.
Quando iniziai a studiare la Storia, rimasi affascinata dalla civiltà egizia, dalla maestosità delle statue granitiche, dal mistero dei geroglifici. Poi fu la volta degli Etruschi. E continuai così, calandomi nel periodo storico che, di volta in volta, mi si schiudeva carico di scoperte e di promesse. Il senso di meraviglia è svanito quando ho studiato il Novecento. Oggi non ho un desiderio particolare, se non quello di provare per il mio tempo quelle sensazioni di stupore e aspettativa che tanti anni fa mi facevano divorare i libri di storia.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
È la culla di un barocco popolare e magico.

Quando hai capito che saresti diventato una scrittrice?
Ho capito di amare la scrittura attorno ai dodici-tredici anni, quando iniziai a comporre un romanzo di fantascienza. La ricerca di nuovi mondi era, probabilmente, la metafora della ricerca della mia identità; gli alieni rappresentavo i lati del mio carattere che dovevo imparare a conoscere. Usai una macchina da scrivere che mi feci regalare dai miei genitori per mettere il romanzo in bella copia. È andato tutto perduto.

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
Riguardava il mio libro "L'impegnativa esistenza di Alice". Il lettore è andato oltre le apparenze e ha colto l'anima della storia, testualmente: "la bellezza e la tragedia della ricerca sull'identità femminile".

Se ti dico libro a che cosa pensi?
Il libro è una promessa, uno specchio, un mondo parallelo che all'improvviso si travasa nella realtà del lettore e poi, discretamente, se ne va lasciando le traccie che gli verrà consentito di lasciare.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Ironico, veloce, introspettivo, talvolta ricercato (ho usato un avverbio!)

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Persone. Il prossimo libro, che sta prendendo forma nei miei pensieri ma anche sulla carta, parlerà delle persone, delle loro lotte e delle sconfitte che ne segnano lo scollamento dal proprio essere.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Una libreria intima e accogliente.