Patrizia AZ
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Patrizia AZ, dalla A alla Z.

Come ti chiamavano quando eri piccola?
Mia nonna a volte mi chiamava Nina, che stava per Piccola, per transizione dal dialetto "cinein" che vuol dire piccolo in bolognese. Gli altri mi chiamavano Patty, nomignolo che non m'è mai piaciuto, racchiude superficialità, leggerezza, american people, tutte cose che non mi si addicono.
Mi piace tanto Patrizia, è il nome adatto a me, quello che mi sarei data se avessi scelto, quello che ho indossato con più grazia.

Anno/periodo storico in cui saresti voluta nascere.
Periodi storici che mi piacciono ce ne sono tanti, ma viverci no, al massimo una settimana o due e poi mi annoierei. L’unico momento storico che avrei vissuto fino in fondo è il decennio 1940 - 1950, non so perché, forse un richiamo karmico, forse per i valori, la solidità, la voglia di costruire di quell’epoca ancora capace di solidarietà e di semplicità..

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
Tette, torri e tortellini.

Quando hai capito che saresti diventata una scrittrice?
Non ho mai pensato di diventare una scrittrice. Mi piace scrivere, penso di farlo bene, ma sono pigra, poco disciplinata, umorale. Scrivo per me e questo non fa di me una scrittrice.

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
I commenti più belli erano tutti imperniati sulla stessa frase: il coraggio di vivere.

Se ti dico libro a che cosa pensi?
Se mi dici libro io penso Vita. Potrei vivere in galera un ergastolo se mi danno una biblioteca. Potrei naufragare sola su un’isola se mi lasci da leggere abbastanza. Libro è fuga, è mondo, è viaggio, è conoscenza. Libro è l’universo racchiuso in una copertina.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Aggettivato, ironico, poetico, duro, secco, pensieroso.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Ne sto scrivendo due. Il primo parla di storie di bar e di vita, il secondo è una saga familiare che non so dove mi porterà.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
I libri vanno letti al cimitero, nel silenzio, nella maestosità e solennità di chi ci ha preceduto.
In quel luogo di confine tra l'esserci e il non esserci, il libro si rivela per il valore aggiunto che porta nelle nostre esistenze, che nascono e muoiono comunque, ma che grazie alla letteratura possono espandersi ben oltre i limiti di una umana vicenda.