Pietro Fratta
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Pietro Fratta.

Come ti chiamavano quando eri piccolo?
Mi hanno chiamato con una miriade di nomi: Pippi, Peppino, Petrustekin, Gigi, Quadrucci. Il problema, ahimé, è che continuano a farlo. Sospetto che si siano tutti dimenticati il mio nome di battesimo.

Anno/periodo storico in cui saresti voluto nascere.
Be’, questo periodo mi pare il più folle e imprevedibile dell’umanità. Credo sia perfetto per uno scrittore: che scriva nelle forme più nobili o con le idee più strampalate, può sempre rispecchiare il caos e le speranze odierni.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
Una spiaggia adorabile e senza discoteche intorno.

Quando hai capito che saresti diventato uno scrittore?
Da bambino cercavo di tradurre in parole alcuni miei sogni, e intanto copiavo le opere di autori veri. M'è bastato ricordare in adolescenza questa mia strana fissazione per capire che cosa sarei voluto diventare.

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
"Pietro è già uno scrittore, la sua sensibilità è adulta, la profondità dei suoi pensieri è al livello dei grandi".
É il parere bellissimo di una lettrice, nonché collega.

Se ti dico libro a che cosa pensi?
Che ho ancora tanto da scrivere, per scrivere davvero bene.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Curioso ferreo equilibrato inquieto.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
L’amore per la terra, il dialetto, la storia fra un ragazzo sognatore e una bisbetica intrattabile ma dal cuore grande così. Ambientato fra campagna e città.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Forse in una classe di scuola superiore: sarebbe una bella sfida attirare l’attenzione dei ragazzi, scambiando con loro qualche riflessione, qualche spunto. Oppure agli "Orti Giulii", un giardino delizioso e intimo sopra alcune vecchie mura della mia città.