Raffaele Canetta
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Raffaele Canetta.

Come ti chiamavano quando eri piccolo?
Non me lo ricordo, devo chiederlo a mia mamma? Preferirei di no...

Anno/periodo storico in cui saresti voluto nascere.
Credo nel 2500, quando non ci saranno più le zanzare, il calcio e i motorini.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
È un po’ grigia e affollata, ma bellissima.

Quando hai capito che saresti diventato uno scrittore?
Eh, ancora sto cercando di capirlo...

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
“Mi ha colpito molto il linguaggio secco e spesso pesante, mi è piaciuta la struttura ritmica, l'alternanza armonica di ritmi/stili/pensieri. Ho apprezzato molto il coraggio di osare con qualcosa di anticonvenzionale nella struttura nei contenuti e nel linguaggio”. Ovviamente, era una mia amica...

Se ti dico libro a che cosa pensi?
Riposante lentezza, evasione, spazio libero, tempo dilatato.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Crudo, eterofonico, aggressivo, ironico, scarno, essenziale.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Parlerà di un ciccione sfigato che insegna Storia della Musica in Conservatorio. Parlerà di musica, di rabbia, di odio e di rancore covato per anni, in una dimensione temporale non lineare. Finirà chiaramente malissimo.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Il parco Lambro, da qualche parte all’ombra.