Stefano Zuffi
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Stefano Zuffi.

Come ti chiamavano quando eri piccolo?
In molti modi diversi, a seconda delle persone. Ma, a parte i miei nomignoli da bambino, mi piace il mio soprannome di adesso: "Stuz".

Anno/periodo storico in cui saresti voluto nascere.
Mi trovo bene nella mia epoca, ma se potessi rinascerei nella Venezia del Cinquecento. E, possibilmente, vorrei conoscere Tiziano.

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
Direi che è una città che sembra brutta, ma è piena di cose belle.

Quando hai capito che saresti diventato uno scrittore?
Beh, in realtà io resto uno storico dell'arte, e questo l'ho capito da molti anni. Ma, secondo un vecchio e mai smentito aforisma, tutti gli storici dell'arte sono frustrati, perché avrebbero voluto essere degli scrittori...

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
"Leggendo il tuo libro mi pareva di sentirti parlare". Credo che pensasse a qualcosa del genere anche Galileo Galilei, quando diceva che la scrittura "ci fa parlare con quelli che verranno".

Se ti dico libro a che cosa pensi?
Al piacere. E anche alla solitudine (gradita). Mi ritrovo perfettamente nell'aforisma di Tommaso da Kempis: "Ho cercato a lungo la felicità, e l'ho trovata in un angolino, con un libro".

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Rispettoso, direi. Del lettore e di ciò che sto descrivendo.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Distinguiamo: il libro che "vorrei" scrivere parlerebbe di Durer; il libro che "devo" scrivere, e sto scrivendo, è un manuale di storia dell'arte per le scuole medie...

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Senza dubbio un museo. Oppure, ma per una lettura privata, una sosta durante una passeggiata in Liguria, per esempio sul promontorio di Portofino.